BOLLETTINO PER LE FARMACODIPENDENZE E L'ALCOOLISMO

ANNO XX 1997,  no. 3

Caro Direttore,

Abbiamo letto con interesse le segnalazioni dei colleghi di Torino (1) e di Padova (2) relative al problema della prevenzione dell’overdose da oppiacei attraverso la distribuzione di naloxone.

Il nostro servizio ha costantemente attuato un programma di questo tipo dal 1985 e riteniamo pertanto possa interessare conoscerne le caratteristiche e i risultati che di seguito illustriamo.

Tutte le persone con anamnesi positiva per assunzione di droghe illegali che accedono al nostro Ser.T. ricevono informazioni dal personale sanitario sui meccanismi dell’overdose da oppiacei, sui metodi per evitarla, sul corretto utilizzo del naloxone, sui risvolti medico-legali dell’intervento.

Ad ogni paziente vengono inoltre consegnati una fiala di naloxone, una siringa sterile e un opuscolo che riassume le informazioni date a voce.

I pazienti vengono incoraggiati a diffondere le informazioni ricevute anche tra chi non frequenta il servizio e vengono rassicurati sulla loro capacità di intervenire in soccorso di chi si trovasse in overdose.

Abbiamo scelto di puntare sui tossicodipendenti (e non sui familiari) come soggetti in grado di intervenire efficacemente come soccorritori in caso di overdose per i seguenti motivi:

Non abbiamo ritenuto opportuno consigliare la somministrazione intramuscolo perché potrebbe essere meno efficace e perché non consente il controllo immediato dell’effetto risvegliante del farmaco. Il paziente potrebbe perciò più facilmente essere portato involontariamente in stato di astinenza con il rischio di nuova assunzione di eroina e successiva nuova overdose.

Rispetto alla legittimità di una somministrazione endovena da parte di non medici informavano i nostri pazienti che la terapia endovenosa è un atto medico. Facciamo tuttavia anche rilevare l’articolo 54 del Codice Penale, riguardante la non punibilità di chi agisce in stato di necessità.

Viene in ogni caso sottolineata la necessità di inviare sempre la persona trattata ad un Pronto Soccorso dopo l’eventuale risveglio con il farmaco.

I membri delle Forze dell’Ordine sono al corrente del programma e inoltre informazioni sull’uso del naloxone sono state inserite in un pieghevole ad essi dedicato.

Abbiamo proceduto a verificare il passaggio e l’utilizzo delle informazioni fornite attraverso un questionario somministrato a un campione di 50 pazienti consecutivi.

Su 42 soggetti che hanno accettato di rispondere al questionario 37 (88%) erano a conoscenza dell’esatta modalità di somministrazione del farmaco.

Rispetto ai problemi farmacocinetici 11 pazienti erano a conoscenza della possibilità di tornare in coma entro 6 ore dalla somministrazione, 21 ritenevano che ciò fosse possibile solo assumendo nuovamente eroina, 10 dichiaravano di non saperlo o che non fosse possibile. Ben 11 pazienti hanno dichiarato di aver personalmente effettuato un salvataggio con il naloxone mentre 9 erano stati risvegliati con il farmaco da altri.

Riteniamo che dal nostro questionario e dall’assenza di incidenti collegati alla distribuzione di naloxone, che nel nostro servizio si effettua regolarmente da 12 anni, risulta perlomeno confermata la possibilità da parte di tossicodipendenti di eseguire con successo salvataggi con tale farmaco.

Si conferma anche tuttavia la minor diffusione delle informazioni sulla farmacocinetica dell’antidoto e dell’oppiaceo che rende necessario sottolineare di più tale aspetto nei nostri interventi, anche se non abbiamo elementi che indichino il manifestarsi di incidenti correlati a questo aspetto del problema.

Ringraziando per l’attenzione, porgiamo cordiali saluti,

Mariagrazia Fasoli
Dirigente Sanitario
Medicina delle Farmacotossicodipendenze
Ser.T. (Montichiari) USSL 18
Brescia

Bibliografia

  1. Merlo G., Lettera al Direttore, Bollettino per le Farmacodipendenze e l’Alcolismo, 1:XVIII, p.118-119, 1995
  2. Miconi L. et al., Lettera al Direttore, Bollettino per le Farmacodipendenze e l’Alcolismo, 4:XIX, p.100-101, 1996

 

Senza dubbio trattasi di una esperienza importante che andrebbe estesa sistematicamente: certo diventa difficile nel mix variegato della clientela dei Ser.T. effettuare un confronto con centri che non praticano attività educativa e preventiva analoghe. Né mancano problemi di carattere amministrativo legati ad alcune sentenze del TAR relative alla distribuzione diretta dei farmaci, ma al riguardo la Federazione Nazionale Ordine dei Farmacisti ha manifestato la massima disponibilità ad esaminare forme funzionali di collaborazione fra farmacisti e Ser.T. nel quadro della prevenzione dei decessi da overdose.

Carlo Vetere