BOLLETTINO PER LE FARMACODIPENDENZE E L'ALCOOLISMO

ANNO XX 1997,  no. 4

Il reinserimento lavorativo del tossicodipendente nel quadro di iniziative di solidarietà sociale§

Cesare Di Carlo*

Riassunto

L'inserimento nel mondo del lavoro rappresenta oggi il problema più importante e l'obiettivo prioritario nella iniziativa di ogni entità istituzionale, politica, sociale e culturale che voglia affrontare e dare risposte concrete al disagio sociale ed agli effetti da esso provocati.

L'inserimento lavorativo dei soggetti "svantaggiati" e, quindi, dei tossicodipendenti rappresenta un problema nel problema.

Esistono validi strumenti normativi sia in ambito Comunitario che Nazionale che Regionale ma necessita un forte impegno di tutte le Istituzioni interessate, degli Enti Locali, del mondo del lavoro e dell'imprenditoria, dei sindacati, del volontariato per poter attivare efficaci processi di solidarietà sociale volti al raggiungimento di obiettivi e risultati visibili.

Parole chiave: Solidarietà sociale, Inserimento lavorativo, Tossicodipendenza

Abstract

Social support and employment opportunities for drug addicts

Nowadays the scarcity of employment opportunities represents the main problem and the first objective for each institutional, political, social and cultural institution that wants to tackle and give concrete answers to social hardships and their effects.

The possibility of employment for "disadvantaged" people and, in particular, for drug addicts, represents a problem in the problem. There are effective normative instruments and dispositions of law at the local, regional and national level. field. Still, a great effort is needed from all the istitutions involved, i.e. local administrations, the economic and business world, the trade unions and the voluntary services, in order to stimulate an effective social solidarity, for the achievement of tangible objectives and results.

Keywords: Social support, Employment, Drug addiction


L'esigenza di fare una specifica riflessione sul problema del reinserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati risponde a molteplici considerazioni di carattere sia generale che particolare.

Le prime sono individuabili nella grave crisi occupazionale che attanaglia il nostro Paese e che rappresenta il problema centrale nella iniziativa di ogni entità istituzionale , politica, sociale e culturale che oggi voglia affrontare e dare risposte concrete al disagio sociale ed ai drammatici effetti da esso provocati.

Il problema lavoro investe comunque tutta la Comunità Internazionale e si configura con caratteristiche nuove e per certi versi inedite che ne rendono più complessa e difficoltosa vuoi la piena comprensione delle cause strutturali e congiunturali vuoi, soprattutto, la ricerca di formule progettuali capaci di agire concretamente per la sua risoluzione o, per lo meno, per innescare validi processi produttivi.

All'interno del problema occupazione si vanno ad individuare delle specificità che configurano, di fatto, un problema nel problema.

Parliamo delle dinamiche di esclusione sociale e di come queste abbiano una drammatica ricaduta sulle opportunità lavorative dei soggetti interessati dalle stesse: i cosiddetti "svantaggiati".

In questo senso la specificità del soggetto tossicodipendente risulta essere eccessiva e financo inutile in quanto lo stesso è soltanto uno dei molteplici soggetti che compongono l'arcipelago sempre più vasto degli "svantaggiati".

Ma in verità, come vedremo, ci sono altri elementi, a valenza squisitamente socio-sanitaria, che legittimano pienamente la individuazione di questo soggetto come peculiare nella nostra analisi e riflessione attuale.

In questo settore alcuni hanno voluto individuare tre livelli di attività lavorativa in funzione dell'obiettivo che ci si pone e cioè: l'ergoterapia, il lavoro protetto ed infine il lavoro produttivo.

Pur non condividendo appieno questa distinzione di tipo meramente didascalico essa ci aiuta ad entrare nel merito di alcune questioni. L'ergoterapia è ovviamente uno strumento a valenza squisitamente terapeutica che viene da alcuni utilizzato al fine di ricostruire la personalità del soggetto tossicodipendente.

Il lavoro protetto avrebbe fondamentalmente lo scopo di abituare la persona all'attività lavorativa mentre il lavoro produttivo mira alla sussistenza ed alla realizzazione dell'individuo.

E' su quest'ultimo aspetto che soffermeremo la nostra attenzione.

Da uno studio condotto dall'Istituto Italiano di Medicina Sociale si evidenzia come il 48,3% dei tossicodipendenti intervistati abbiano interrotto l'attività lavorativa a causa della dipendenza e che il 23,9% non lavorava affatto.

Si evidenzia inoltre che solo il 13,0% al termine del percorso terapeutico-riabilitativo ha trovato lavoro attraverso progetti di reinserimento lavorativo.

Ed ancora che il 13,4% è stato escluso dalla possibilità di accedere al lavoro perché ex tossicodipendente.

Si sono dichiarati discriminati sul lavoro (tipo di responsabilità, carriera, progressione economica, rapporto fiduciario, etc...) il 20,5% degli intervistati.

Viceversa, laddove sono stati indagati gli effetti del lavoro sulla qualità della vita degli ex-tossicodipendenti, è emerso che il 73,7% si dichiara più soddisfatto e, quindi, più sereno.

Infine il tipo di struttura dove gli ex tossicodipendenti lavorano risulta essere così individuato: il 46,3% in Aziende; il 23,5% in Cooperative; il 7,1% in Associazioni; il 7,4% nelle Pubbliche Amministrazioni ed il 15,6% in altre situazioni non meglio definite.

Sintetizzando potremmo quindi affermare che la questione lavoro nel tossicodipendente è principalmente riferibile a due elementi problematici: il primo è rappresentato dalla difficile compatibilità tra l'attività lavorativa e la dipendenza da sostanze; Il secondo è rappresentato dalle evidenti discriminazioni che l'ex tossicodipendente subisce nel tentativo di inserirsi nel mercato del lavoro, discriminazioni che lo collocano, a pieno titolo, nel novero dei soggetti cosiddetti "svantaggiati".

Sul primo empasse si è consolidata una cultura dei Servizi (sia pubblici che del privato sociale) che ritengono di norma prioritario il percorso terapeutico-riabilitativo del tossicodipendente.

D'altra parte il legislatore ha provveduto ad inserire nella legge (DPR 309/90) un meccanismo di salvaguardia che permette al lavoratore dipendente, che si sottopone ad un trattamento terapeutico-riabilitativo, di usufruire fino a tre anni di aspettativa retribuita.

In verità sono poi i Servizi a riattribuire un ruolo terapeutico e pedagogico positivo all'attività lavorativa attraverso l'ergoterapia ed il lavoro protetto, da molti adottati come strumenti specifici di riabilitazione.

Il vero problema è, però, quello che si impone al termine del percorso terapeutico-riabilitativo che, di norma lungo, difficile e faticoso, dovrebbe vedere l'ex tossicodipendente riacquisire il "diritto di piena cittadinanza" nella compagine sociale. Ed invece i processi di esclusione sociale, già ampiamente consolidatisi durante il tragitto tossicomanico del soggetto, non vengono affatto rimossi dalla nuova ed inedita condizione di "ex".

La tossicodipendenza risulta essere molto spesso una sorta di marker genetico che marchia il soggetto a vita e lo rende un perenne escluso sociale.

E' ormai ampiamente dimostrato quanto sia importante e fondamentale, per un soggetto che abbia intrapreso una devastante esperienza di tossicodipendenza e, quindi, di marginalità totale, poter recuperare,

insieme a tutti i valori positivi universalmente riconosciuti, anche e soprattutto quello del lavoro, elemento inalienabile nella emancipazione sociale dell'individuo e della collettività.

E' altresì provato come nell'ex tossicodipendente l'attività lavorativa rappresenti un importante deterrente alle ricadute che, purtroppo, risultano essere tutt'altro che rare.

Il legislatore si è posto il problema di costruire una struttura normativa che fosse in grado di dare risposte alla grave piaga dell’occupazione dei soggetti svantaggiati e lo ha fatto privilegiando lo strumento cooperativistico che sembra essere l'unico in grado di coniugare lavoro e solidarietà; per l'impresa sociale, infatti, non è sufficiente il lavoro come ragion d'essere ma è necessario lavorare insieme per creare senso di appartenenza e condivisione di un progetto comune.

La legge 8 novembre 1991 n°381 "Disciplina delle cooperative sociali" all'art.1 recita: "Le cooperative sociali hanno lo scopo di perseguire l'interesse generale della comunità alla promozione umana e all'integrazione sociale dei cittadini attraverso:

  1. la gestione di servizi socio-sanitari ed educativi;
  2. lo svolgimento di attività diverse - agricole, industriali, commerciali o di servizi - finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate".

Queste ultime vengono identificate, all'art. 4, nelle seguenti categorie:

E', quindi, questo vasto mondo il target specifico di questa riflessione.

Questo target viene riproposto anche nelle iniziative comunitarie (Unione Europea) che individuano nel programma "Occupazione-Horizon" lo strumento specifico per migliorare le prospettive di occupazione dei portatori di handicap e di altri gruppi svantaggiati (immigrati, rifugiati, minoranze etniche, tossicodipendenti, emarginati, itineranti, persone isolate, famiglie monoparentali, senzatetto, detenuti, ex detenuti, nomadi, sieropositivi).

All'interno del programma Horizon è in via di definizione un progetto ancora più specifico che ha come obiettivo l'inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati: il cosiddetto programma INTEGRA.

Molte regioni stanno sviluppando iniziative legislative che guardano a questi complessi aspetti.

Ad esempio in Abruzzo abbiamo il seguente quadro normativo:

La L.R. n° 55/93 "Interventi urgenti in materia di politiche attive del lavoro in presenza della crisi occupazionale" che, all'art. 2, prevede incentivi all'assunzione, a tempo indeterminato, di soggetti in difficoltà occupazionale individuando, tra gli altri, ex detenuti ovvero detenuti ammessi alle prestazioni di lavoro esterno; minori sottoposti a provvedimenti amministrativi da parte dell'autorità giudiziaria minorile; ex tossicodipendenti che abbiano in corso, ovvero già svolto, programmi terapeutici di recupero socio-riabilitativo, di cui al DPR 309/90; ed altri soggetti ritenuti svantaggiati.

C'è poi la L.R. n° 61/94 "Fondo regionale per la incentivazione della occupazione giovanile e per l'agevolazione della crescita imprenditoriale".

Ed ancora la L.R. n° 143/95 "Interventi per la promozione di nuove imprese e di innovazione per l'imprenditoria femminile" che, come si evince dal titolo, tende a consolidare e qualificare il lavoro femminile.

Va precisato in merito che molte scuole di pensiero inseriscono le donne tra i soggetti cosiddetti svantaggiati evidenziando una indiscutibile e statisticamente provata discriminazione nei confronti delle stesse anche e soprattutto nel mondo del lavoro.

C'è poi la L.R. n° 85/94 "Norme per la prevenzione e lo sviluppo della cooperazione sociale" che dà attuazione alla sopracitata L. 381/91.

Essa, all'art. 2, istituisce l'Albo Regionale delle Cooperative Sociali articolandolo nella sezione A per quelle cooperative che gestiscono servizi socio-sanitari ed educativi e nella sezione B per quelle finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate.

Ed ancora la cosiddetta "Legge Viserta" (dal nome del suo promotore-ispiratore) ed il disegno di legge su "Interventi finalizzati allo sviluppo di iniziative imprenditoriali giovanili eco-compatibili sui territori dei nuovi parchi nazionali e del parco regionale Sirente-Velino"

In particolare, la "Legge Viserta" al titolo primo, "Incentivi per nuove assunzioni", prevede che i beneficiari dei contributi previsti in quel titolo, in qualità di neoassunti, debbano appartenere a particolari categorie tra le quali: ex detenuti e detenuti ammessi al lavoro esterno; minori sottoposti a provvedimenti amministrativi; ex tossicodipendenti che abbiano in corso o già svolto programmi terapeutico-riabilitativi.

Nonostante la presenza delle suddette strutture normative, l'esperienza di chi quotidianamente si scontra con la realtà della emarginazione sociale, del disagio, delle diversità comunque riconosciute è caratterizzata dalla enorme discrepanza tra l'impegno profuso per il raggiungimento di obiettivi anche minimi ma che sempre celano una fitta trama di progettualità, spirito di servizio, professionalità, capacità di attivare sinergie positive nell'ottica dell'intervento di rete e, dall'altra parte, la profonda frustrazione per non poter vedere coronato il proprio lavoro a causa di elementi ostativi di carattere strutturale e/o congiunturale.

Indubbiamente uno degli ostacoli più vistosi per il raggiungimento di un "prodotto compiuto" è rappresentato proprio dalla enorme difficoltà dell' inserimento lavorativo di questi soggetti.

E' pertanto indispensabile che le istituzioni competenti, gli enti locali, i rappresentanti del mondo del lavoro e dell'imprenditoria diffusa, i sindacati assieme a coloro che, o per dovere istituzionale o per dedizione solidaristica, seguono i percorsi riabilitativi degli svantaggiati, affrontino concretamente questi problemi e, avvalendosi delle leggi esistenti, elaborino risposte valide e visibili.

Il protocollo d'intesa sottoscritto nella Regione Abruzzo rappresenta un esempio tangibile da diffondere e riprodurre.

La strada è lunga ed il percorso irto di difficoltà e rischi.

Uno per tutti: Il rischio che creando percorsi preferenziali per l'inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati si possa alimentare la distanza e l'alterità dal fluire normale della vita sociale.

Il rischio della separazione è quello di erigere mura che a lungo andare possano creare una distanza incolmabile ottenendo il risultato opposto a quello auspicato: l'emarginazione invece dell'integrazione.

Bibliografia

  1. "Ricostruire un percorso. Il ruolo del lavoro nel reinserimento sociale degli ex-tossicodipendenti" - Collana studi e ricerche - Istituto Italiano di Medicina Sociale - Roma 1995
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  7. "Reinserimento nel lavoro degli ex tossicodipendenti" Operiamo Assieme n° 19-20 Dicembre 92
  8. "Tossicodipendenza e lavoro" Prospettive Sociali e sanitarie, Ottobre 93
  9. Atti del seminario di studio "L'inserimento degli ex tossicodipendenti nel mondo del lavoro: i problemi, le esperienze, le prospettive" Istituto Italiano di Medicina Sociale, 1993, Roma
  10. De Leonardis, Mauri, Rotelli "L'impresa Sociale" Anabasi, Milano 1994
  11. Carchedi et.al. "Tossicodipendenze e lavoro: un problema aperto" Quaderni della Fondazione Villa Maraini, 1993
  12. CISL-Inas "Tossicodipendenza, società e mondo del lavoro. Manuale per operatori sociali" Roma 1989
  13. Galavotti e al. "Tossicodipendenza e lavoro" Prospettive sociali e sanitarie - Ottobre 1986
  14. Geria "Si droga? E' licenziato. Quale tutela per i lavoratori tossicodipendenti?" Partecipazione n°4 - Maggio 1992
  15. Lepri "Il lavoro e fasce deboli: strategie e metodi per l'inserimento lavorativo di persone con difficoltà cliniche o sociali", F. Angeli Milano 1993
  16. PARSEC (a cura di) "Tossicodipendenze e lavoro: un problema aperto" Roma 1992
  17. Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento Affari Sociali - Atti del Seminario "Droga e mondo del lavoro: la realtà italiana e quella internazionale"
  18. 8 novembre 1991 n° 381 pubblicata su G.U. n° 283 del 03.12.91
  19. Abruzzo 8 novembre 1994 n° 85 pubblicata sul BURA n° 38 del 25.11.94
  20. Abruzzo 10 settembre 1993 n° 55 pubblicata sul BURA n° 35 del 23.09.93
  21. Abruzzo 22 dicembre 1995 n° 143 pubblicata sul BURA n° 48 del 29.12.95
  22. 28 Febbraio 1986 n° 44 pubblicata su G.U. n° 50 del 01.03.1986

Protocollo d’intesa per la lotta all’esclusione sociale nella Regione Abruzzo

Premesso che:

la rapidissima trasformazione del mercato del lavoro e la progressiva globalizzazione dell’economia determinano sempre più uno scollamento tra forza lavoro potenziale e posti di lavoro disponibili, anche in presenza di un incremento del PIL; da questo punto di vista è significativo che in Italia, a fronte di un incremento delle partite economiche registrate nel 1995, si è verificato un arretramento complessivo dell’occupazione. Questa situazione ha inciso particolarmente verso i soggetti cosiddetti svantaggiati (handicappati fisici e/o mentali, ex carcerati, ex tossicodipendenti, malati di AIDS, etc.) per cui si sono ridotte ulteriormente le già scarsissime risorse occupazionali.

Tutto ciò ha determinato un ulteriore incremento dei livelli di esclusione sociale a cui non ha corrisposto lo sviluppo di iniziative basate sui principali strumenti operativi individuati sia a livello europeo che nazionale quali le cooperative sociali.

La scarsa utilizzazione delle risorse comunque esistenti in questo settore ha evidenziato la necessità di ulteriori interventi integrati tra le forze che operano nel campo del mercato del lavoro e quelle che operano nel campo della solidarietà sociale al fine di esplorare ed individuare le possibilità volte ad attivare processi di autorganizzazione di opportunità lavorative nell’ottica dell’impresa sociale, ovvero di strutture in grado di coniugare attività imprenditoriali e solidarietà nei confronti dei soggetti maggiormente coinvolti dai processi di esclusione sociale;

e che:

tale azione integrata deve essere avviata a partire dagli ambiti territoriali di base affinché sia possibile vagliare in dettaglio le risorse e le potenzialità esistenti; ciò non va disgiunto dal quadro di riferimento nazionale e sovranazionale, soprattutto per quanto riguarda la necessità di attivare iniziative che possano collegarsi con i Programmi di intervento elaborati dall’Unione Europea.

Quindi, a tale proposito, si stabilisce di:

1) costituire un gruppo di lavoro stabile fra i soggetti sottoscrittori del presente protocollo d’intesa, che abbia come obiettivo principale di favorire l’occupazione e l’autoccupazione dei "soggetti svantaggiati";

2) i sottoscrittori si impegnano a mettere a disposizione le proprie conoscenze e risorse per perseguire gli obiettivi suddetti, avviando la realizzazione delle seguenti azioni:

a) ricognizione delle risorse esistenti a livello regionale, nazionale ed europeo finalizzate alla promozione ed allo sviluppo delle iniziative volte alla lotta all’esclusione sociale, ad iniziare dall’attivazione delle imprese sociali che rappresentano uno degli strumenti principali di tale azione, come dimostrano le specifiche normative comunitarie, nazionali e regionali in merito;

b) elaborazione e promozione di progetti comuni e di azioni pilota volte ad utilizzare a pieno le risorse esistenti a tutti i livelli, anche basandosi sul modello operativo previsto dalla legge 44/86 sull’imprenditoria giovanile;

c) contribuire alla piena attuazione della Legge Regionale 8 novembre 1994, n.85 e in particolare all’implementazione degli artt. 7 e 8; inoltre, tale gruppo di lavoro opererà raccordandosi con la Commissione Regionale prevista dall’art. 17;

d) favorire e promuovere iniziative di formazione e di confronto sulle tematiche della lotta all’esclusione sociale e su quelle relative all’impresa sociale, anche raccordandosi con reti nazionali e sovranazionali;

e) estendere l’adesione al presente protocollo di intesa a tutti i soggetti pubblici e privati interessati, al fine di costituire una rete territoriale attiva che possa sviluppare ulteriormente le azioni previste.

 

Giulianova, 21 settembre 1996

 

Sottoscritto da:

Regione Abruzzo, Assessorato al Lavoro ed alla Solidarietà Sociale f.to Arista
Regione Abruzzo, Assessorato alla Sanità f.to Del Colle
Agenzia Regionale per l’impiego f.to Covatta
Amministrazione Provinciale di Teramo f.to Ruffini
Confindustria Regione Abruzzo f.to Marcotullio
C.I.A. Regione Abruzzo f.to Di Giandomenico
Confesercenti Regione Abruzzo f.to Lombi
C.N.A. Regione Abruzzo f.to Tonelli
CGIL, CISL, UIL Regione Abruzzo f.to Zulli, Tiburzi, Fasciani
Azienda USL Teramo f.to Molinari